venerdì 20 gennaio 2017

Magisterium - La chiave di bronzo/Magisterium - The Bronze Key (Cassandra Clare, Holly Black)

"Magisterium" è una serie urban fantasy scritta da Holly Black (famosa soprattutto per "Spiderwick - le cronache" e la trilogia de "La fata delle tenebre") e Cassandra Clare (famosa per la serie "Shadowhunters"). Per ora sono usciti tre romanzi, ma dovrebbe essere una pentalogia. Nel 2014 è uscito, "L'anno di ferro" (trovate la mia recensione qui), nel 2015 "Il guanto di rame" (trovate la mia recensione qui) e nel 2016 "La chiave di bronzo".
Esiste una scuola di magia, il Magisterium, dove va a studiare chi scopre di avere capacità magiche. Il protagonista, Callum Hunt, che da bambino è stato l'unico sopravvissuto ad una delle stragi compiute da un mago malvagio, nel primo libro viene ammesso al Magisterium e stringe una forte amicizia con i suoi due compagni Aaron e Tamara. Ne "Il guanto di rame" Callum affronta le conseguenze della scoperta fatta alla fine del libro precedente, mettendo alla prova il suo rapporto con il padre e gli amici e imbarcandosi in una missione rischiosissima. Ne "La chiave di bronzo", invece, Callum è minacciato dalla presenza al Magisterium di una spia appartenente alle forze oscure, ma in caso si scoprisse il suo segreto sarebbe in pericolo anche fra i "buoni". Questa tensione spinge lui e i suoi due migliori amici ad imbarcarsi in una serie di missioni pericolose per ottenere informazioni.
La saga partiva da premesse molto simili a quelle di Harry Potter, ma in questo terzo volume le differenze sono più delle somiglianze. La trama non mi ha del tutto convinto: le strategie per ottenere informazioni dei ragazzi mi sono parse molto più pericolose che vantaggiose, al limite della stupidità, per quanto giustificate dalla situazione di tensione e sfiducia. In compenso le autrici hanno avuto il coraggio di un colpo di scena che nemmeno la Rowling ha osato.
I personaggi sono sempre ben caratterizzati, ma ho trovato la loro crescita un po' lenta considerando che in questo terzo libro, pur avendo 14 anni, sono molto simili a com'erano nel primo. Rispetto alla tripletta principale cambiano di più personaggi secondari come Jasper e Clelia. Spero che nel prossimo libro ci sia un' evoluzione più rilevante, cosa che ritengo piuttosto probabile. Un elemento interessante in questo senso è la preparazione all'introduzione di una sottotrama romantica più consistente nel prossimo libro (nel secondo e nel terzo ci sono stati solo accenni).
Il romanzo mi è parso peggio scritto dei precedenti, ma potrebbe essere un problema legato alla versione italiana, visto che il traduttore è cambiato (ho trovato perfino degli errori di linguaggio!). Mi piacerebbe rileggerlo in inglese.
In generale mi sono trovata meno coinvolta dalla storia rispetto ai volumi precedenti e meno ansiosa di scoprire il seguito. L'impressione sarebbe quella di un romanzo di passaggio (visto anche che dovrebbe essere quello mediano della saga), non fosse che i colpi di scena finali (uno abbastanza prevedibile, l'altro più sorprendente) sono rilevantissimi per come la storia proseguirà e tengono vivo il livello di interesse del lettore. Sicuramente leggerò anche i prossimi due volumi, su cui, date le premesse, ho aspettative superiori rispetto a questo.

"Magisterium" is an urban fantasy series written by Holly Black (best known for "The Spiderwick Chronicles" trilogy and "Ironside") and Cassandra Clare (best known for the "Shadowhunters series). At the moment there are three novels, but the project is a pentalogy. "The Iron Trial" was realeased in 2014 (you can find my review here), "The Copper Gauntlet" in 2015 (you can find my review here) and "The bronze key" in 2016.
There is a school of magic, the Magisterium, in which people who discover to have magical abilities goes to study. The protagonist, Callum Hunt, who as a child was the only survivor of one of the massacres committed by an evil wizard, in the first book was admitted to the Magisterium, and had formed a strong friendship with his schoolmates Aaron and Tamara. In "The copper Gauntlet" Callum faces the consequences of the discovery he made at the end of the previous book, endangering his relationship with his father and friends and embarking on a risky mission. In "The bronze key" instead, Callum is threatened by the presence of a spy belonging to the dark forces in the Magisterium, but in case his secret is revealed he would be in danger even among the "good guys". This tension pushes him and his two best friends to embark on a series of dangerous missions to get information.
The saga started in a way very similar to Harry Potter, but in this third volume the differences are more than the resemblances. The plot didn't convince me completely: the strategies for obtaining information of the protagonists seemed much more dangerous than beneficial, to the limit of stupidity, though justified by tension and mistrust. On the other side, the authors had the courage of a plot twist that even Rowling didn't dare to write.
The characters are still well characterized, but I found their growth a little slow. Tough in this third book they are 14 years old, they are very much like theyr 12 year old selves. Secondary characters like Jasper and Clelia change more than the main triplet. I hope that in the next book there will be a more significant evolution, which I think is quite likely. An interesting element for this is the preparation for the introduction of a more substantial romantic subplot in the next book (in the second and in the third there were only hints).
I found this novel to be be written worse than the previous ones, but it could be a problem with the Italian version, since there is a new translator (I even found some language errors!). I'd like to read it in English.
In general I found the story less compelling than that of previous volumes and I'm less anxious to find out more. The impression would be that of a novel that is mainly necessary to link the beginning and the ending (also because it's the middle one of the saga), except that the final twists (one fairly predictable, the other more surprising) are very relevant for how the story will continue and keeps alive the interest of the reader. Ill definitely read the next two volumes, about which, given the circumstances, I have higher expectations than about this one.

Fluffy

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Collana/NecklaceTally Weijl (3x4€ on sale)
Maglione/Sweater: usato, mercato di via Strozzi, Milano/used, Strozzi open air market, Milan (3€)
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giovedì 19 gennaio 2017

Sing

Sing (2016 film) poster.jpg
"Sing" è un film d'animazione in computer grafica del 2016, diretto da Garth Jennings e prodotto dalla Illumination Entertainment.
La mia recensione necessita di una premessa: detesto i reality musicali sul genere di "Amici" e in generale non vado matta per i film in cui un dilettante viene scoperto per caso e diventa famoso. Per cui "Sing" aveva forti possibilità di non piacermi (proprio per questo l'ho visto quando c'erano i film a 2€). E invece l'ho trovato molto divertente e per niente fastidioso.
Questa è la trama: Buster Moon (koala) è un imprenditore teatrale che ama il suo lavoro e per portarlo avanti non si fa scrupoli morali. Per una serie di investimenti sbagliati il suo teatro sta fallendo e per cercare di salvarlo decide di indire una gara di canto. Un errore di battitura della vetusta segretaria (iguana) e il desiderio di successo attirano ai provini una serie di personaggi bizzarri, fra cui si distinguono la  casalinga Rosita (maiale), madre di 25 figli, la timidissima adolescente Meena (elefante), Johnny (scimmia), erede di una famiglia criminale, Ash (istrice), che duetta in una banda alternativa con il suo fidanzato, e il talentuoso sbruffone Mike (topo).
Le animazioni sono molto molto belle, i personaggi ben caratterizzati, la trama funziona, ma quello che distingue il film è l'utilizzo della colonna sonora, con canzoni che, associate ai personaggi, provocano effetti spesso esilaranti. La colonna sonora include brani classici eseguiti dal cast del film, più la canzone "Faith", scritta appositamente per "Sing". In tutto questo ho trovato ottima la scelta di non doppiare le canzoni, lasciandole in originale. In particolare mi sono innamorata della voce di Seth MacFarlane (Mike).
Nonostante le premesse, secondo me il film riesce a non veicolare una di quelle pericolose e ambigue morali da "se hai talento e ci credi ce la farai", ma piuttosto quello che se ne ricava è che i personaggi, impegnandosi nella loro passione riescono a crescere, e mi sembra un messaggio dignitoso.
Non imperdibile, ma molto carino, soprattutto se amate la musica.

Sing teaser trailer screenshot.jpg
"Sing" is a 2016 animated film in computer graphics, directed by Garth Jennings and produced by Illumination Entertainment.
My review needs a premise: I hate the genre of  TV music realities and I generally don't like so much the kind of movies where an amateur is discovered by chance and become famous. So I had a high probability of not liking "Sing" (that's because I watched it with a discounted ticket). And instead I found it funny and not annoying at all.
That's the plot: Buster Moon (a koala) is a theatrical entrepreneur who loves his work and to carry it out doesn't have moral scruples. For a series of bad investments, his theater is going bankrupt and to try to save it he decided to hold a singing contest. A typo of the old secretary (an iguana) and the desire to become a hit attract to the audition a series of bizarre characters, among whom the ones who stand out are the housewife Rosita (a pig), mother of 25 children, the painfully shy teenager Meena (an elephant), Johnny (a monkey), heir to a criminal family, Ash (a porcupine), who has an alternative duo band with her boyfriend, and the talented blowhard Mike (a mouse).
The animations are very well done, the characters are well written, the plot works, but what distinguishes this film is the use of the soundtrack, with songs that, associated with the characters provoke effects that are often hilarious. The soundtrack includes classic songs performed by the cast of the film, plus the song "Faith", written specifically for "Sing". I fell in love with  the voice of Seth MacFarlane (Mike).
Despite the premises, I think the film manages to avoid conveing one of those dangerous and ambiguous messages as "if you have talent and you believe in yourself, you can have success", but rather what it shows is that the characters grow engaging in their passion, and to me it seemed a decent message.
Not a must, but still very nice, especially if you love music.

Pippi Longstockings as a grown up

Sciarpa/Scarf: tutto 50 cent in Liguria/all for 50 cent shop in Liguria (0,50€)
Maglione/Sweater: usato, mercato di via Strozzi, Milano/used, Strozzi open air market, Milan (3€)
Pantaloni/Trousersusati, mercato di via Valvassori Peroni, Milano/used, Valvassori Peroni Street open air market, Milan (1€)
Scarpe/Shoes: usate (mamma)/used (mum)

mercoledì 18 gennaio 2017

Wonder Rocket is dead

Un anonimo lettore, sul mio post "Wonder Rocket e il declino del mori" mi ha segnalato che Wonder Rocket, la mia marca giapponese preferita all'apice del mori, diventata nel frattempo sempre più mainstream, ha cambiato nome rilanciandosi come Boyholic. Dopo riviste, blog, negozi e quant'altro, il mori ha perso anche una delle marche storiche.
Il cambio di nome probabilmente andrà a coincidere con un cambio d'identità. Il brand aveva già provato a creare una sottomarca più attenta alle tendenze, Momo. C'è da vedere se Boyholic è un passo verso una maggiore commercializzazione o verso la creazione di uno stile più particolare.
Per ora i capi nel negozio online sono molto pochi, di cui la maggior parte piuttosto basici. Sembra esserci una predilezione per i capi larghi con qualche stampa più particolare, il che ricorda un po' Merlot (che a sua volta sembra essere diventato un pochino più mainstream e noioso).
Trovate il nuovo sito del brand qui:

An anonymous reader, on my post "Wonder Rocket and the downfall of mori" reported to me that Wonder Rocket, my favorite Japanese brand at the peak of mori, which has since become increasingly mainstream, changed name re-launching itself as Boyholic. After magazines, blogs, shops and so on, mori also lost one of the historic brands.
The name change will probably coincide with a change of identity. The brand had already tried to create a trendier sub-brand, Momo. We still have to discover if Boyholic will be a step towards a greater commercialization or towards the emergence of a particular style.
For now the clothes in the online store are very few, most of which fairly basic. There seems to be a fondness for wide clothes with some interesting print, which reminds a bit of Merlot (which in turn seems to have become a little more mainstream and boring).
You can find the new site of the brand here:

Age of War

Age of War è un gioco da tavolo ideato dal pluripremiato autore britannico di origine tedesca Reiner Knizia
L'edizione italiana è della Giochi Uniti.
E' un gioco di piccolo formato per 2-6 giocatori. Il prezzo, per essere un gioco da tavolo, è piuttosto basso, intorno ai 13€ (almeno sul sito ufficiale).
I giocatori sono daimyo del Giappone feudale, che assediano castelli nel tentativo di sconfiggere i rivali e unire la nazione. Si gioca a giro, mettendo sul tavolo le carte e lanciando i sette dadi. Le carte sono i castelli. Ogni castello vale certo numero di punti e ha un diverso set di simboli. I castelli si conquistano tramite il lancio dei dadi. Se lanciandoli si ottengono i simboli del castello lo si conquista. Ogni tiro di dadi però vale per una sola riga di simboli del castello e bisogna farle tutte. Ogni volta che si fallisce un tiro si toglie un dado, fino ad esaurimento.
Una volta conquistato il castello può essere assediato da un altro giocatore (aggiungendo un simbolo daimyo), a meno che non si riescano a conquistare tutti i castelli di uno stesso colore. In quel caso non solo non li si può più attaccare, ma si ottiene anche un punteggio superiore a quello dei singoli castelli. Il gioco finisce quando non ci sono più carte sul tavolo.
A descriverlo sembra macchinoso, ma in realtà è un gioco molto semplice, adatto anche per giocatori principianti, ma anche per bambini (direi almeno in età scolastica, forse un po' più grandi, più che per i meccanismi per il divertimento).
E' relativamente veloce, le partite durano intorno ai 15 minuti, anche se le tempistiche dipendono molto dai tiri di dado, e quindi sono capitate partite lunghissime.
L'ambientazione giapponese passa molto in secondo piano rispetto alle meccaniche ed è sostanzialmente irrilevante, per quanto l'idea sia carina.
Ci vuole un minimo di abilità strategica, ma anche tanta fortuna. Il bello di questo gioco, oltre alla semplicità, è il livello di coinvolgimento, incredibile per un gioco di carte e dadi. Ho visto persone normalmente calde e posate infervorarsi, fidanzati diventare nemici giurati per un castello, tentativi di iettatura e quant'altro.
Divertentissimo, assolutamente da provare.

Age of War is a board game created by the award-winning German-born British author Reiner Knizia
It's a small game for 2-6 players.
The players are daimyo of the feudal Japan, besieging castles in an attempt to defeat rivals and unite the nation. You play it putting the cards on the table and throwing seven dices. The cards are the castles. Each castle is worth a certain number of points and has a different set of symbols. The castles are won by throwing the dices. If throwing hem you get the symbols of the castle, it is won. Each roll of the dice, however, applies to a single line of symbols of the castle and you have to get them all. Each time you fail, you eliminate a dice until there's no more.
Once you conquer the castle, it can still be besieged by another player (by adding a daimyo symbol), unless you manage to conquer all the castles of the same color. In that case not only they can not be attacked anymore, but you also get a higher score than that of the individual castles. The game ends when there are no more cards on the table.
It is more complicated to explain that to play, indeed I found it quite simple and also suitable for beginners and children (I would say at least of a school age, maybe a little older, rather for fun than for the difficulty of the mechanisms).
It's quite fast, the matches last around 15 minutes, although the timelines are heavily dependent on the dice rolls, and I rarely played really long matches.
The Japanese setting is secondary to the mechanism of the game and is essentially irrelevant, though the idea is quite nice.
The game takes a minimum of strategic skills, but also a lot of luck. The beauty of this game, in addition to its simplicity, is its level of involvement, incredible for a card and dice game. I saw normally calm people became fervent, boyfriends become sworn enemies for a castle, people attempting to jinx and so on.
Really funny, a must-try.

Owls VS Cats

Orecchini/Earrings: regalo/present (Jules)
Maglia a collo alto/Turtleneck: boh
Vestito/Dressusato, mercato di via Strozzi, Milano/used, Strozzi open air market, Milan (3€)
Leggings: Terranova (6€ on sale)
Stivali/Boots: Primark (5€)

martedì 17 gennaio 2017

Wang Jiao (Milano)

Quando siamo andate a fare shopping insieme, mia madre mi ha portato a mangiare da Wang Jiao, un ristorante cinese in Via Felice Casati 7, vicino a Porta Venezia.
La particolarità di questo ristorante è che rivendica sapori cinesi più autentici rispetto a tanti altri. Ho trovato il locale decisamente più sobrio di solito a quello dei classici ristoranti cinesi, curato, moderno e accogliente.
Il menù era ricco, ma non ricchissimo. Le cose più particolari sono le tagliatelle fresche e le pentole di fuoco, ovvero pentole portate in tavola su di un fornelletto. Visto che le tagliatelle erano finite, io e mia madre abbiamo preso due pentole di fuoco, una con funghi e un'altra con calamari fritti piccanti. I funghi erano molto buoni, i calamari eccezionali.
Il servizio è stato molto cortese.
Per le due pentole, due tè al gelsomino (con teiera molto abbondante) e due caffè abbiamo speso 21€.
Ci tornerò senz'altro.
Il Wang Jiao ha altre tre sedi che si trovano in Via Padova 3, viale Col di Lana 14, via Lomazzo 16.
Per altre informazioni, vi rimando al sito ufficiale:
http://www.wangjiaomilano.com/

Oceania

Moana Teaser Poster.jpg
"Oceania" (Moana) è un film d'animazione in computer grafica del 2016, diretto da Ron Clements e John Musker per la Walt Disney Pictures e i Walt Disney Animation Studios.
Racconta la storia di Vaiana, la figlia del capo di una tribù polinesiana, che ha una relazione speciale con l'oceano. Quando una piaga colpisce la sua isola, Vaiana salpa alla ricerca di Maui, un semidio leggendario, per convincerlo a restituire una pietra magica rubata secoli prima ad una dea.
Il film è animato benissimo, con paesaggi spettacolari e si inserisce perfettamente nel filone dei classici Disney.
La protagonista però è un'insopportabile Mary Sue: è bella, brava, piace a tutti e in più è l'eletta dell'oceano. Maui è un personaggio decisamente più sfaccettato e simpatico, e ha anche un'evoluzione maggiore. Il meglio riuscito però è l'animaletto da compagnia, lo stupido gallo Heihei. Ci voleva dopo il terrificante pupazzo di neve Olaf di "Frozen".
Una cosa importante però è che finalmente la Disney ha fatto un film basato su di una protagonista femminile adolescente senza inserire storie d'amore. A me le storie d'amore piacciono molto, ma mi sembra un passo avanti verso una visione della donna più indipendente dal suo rapporto con gli uomini.
In definitiva quello che ho apprezzato di più del film sono stati la cultura polinesiana, il costume della protagonista e la presenza di capelloni tatuati.
Non imperdibile, ma carino.

Moana.Vaiana.jpg
"Moana" is a 2016 computer graphics animated film, directed by Ron Clements and John Musker for Walt Disney Pictures and Walt Disney Animation Studios.
It tells the story of Moana, the daughter of the chief of a Polynesian tribe, who has a special relationship with the ocean. When a plague strikes her island Moana sets sail to search for Maui, a legendary demigod, to convince him to return to a goddess a magical stone, stolen centuries before.
The film is animated very well, with spectacular landscapes and fits perfectly in the tradition of Disney classics.
But the main character is an unbearable Mary Sue: she is beautiful, good, everyone likes her and she is the one chosen by the Ocean. Maui is ar much more multifaceted and likeable character, and he has a bigger evolution. But the best character is the pet companion, the stupid rooster HeiHei. After the unpleasant snowman Olaf of "Frozen" I needed it.
But one important thing is that finally the Disney made a film with a teenage female protagonist without romances. I love love stories very much, but I think it is a step closer to a vision of women more independent from her relationships with men.
Ultimately what I enjoyed more of the film were the Polynesian culture, Moana's costume and the long-haired tattooed guys.
Not a must, but nice.

Bow and trousers

Cardigan: H&M young (5€ on sale)
Camicia/Blouse: fatta io/selfmade
Pantaloni/Trousersusati, mercato di via Valvassori Peroni, Milano, tinti da me/used, Valvassori Peroni Street open air market, Milan, dyed by me (3€)
Scarpe/ShoesH&M, regalo/H&M, present (15€ on sale)
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